Dopo Avvenire anche Famiglia Cristiana si scaglia contro la gestione disinvolta di Silvio che non affronta la questione morale e sostiene il ddl intercettazioni. L’ultimo che provò a lamentarsi, Boffo, fece una brutta fine.
La questione morale a Milano e in Lombardia “non è un piagnisteo” e forse ad averla aperta “non sono solo quattro mele marce“: c’è “un’economia del disastro consegnata alla generazione futura, il peggio immaginabile della diserzione morale“. Il quotidiano dei vescovi Avvenire commenta con dure parole in un editoriale il sequestro dell’area di Santa Giulia, le inchieste sulla contaminazione mafiosa e il rapporto sulle ecomafie di Legambiente, citando indirirettamente parole di Berlusconi al Duomo. Avvenire dipinge un paese in cui al potere vige “un’economia del disastro consegnata alla
generazione futura, il peggio immaginabile della diserzione morale”, scrive Giuseppe Anzani.
VERGOGNA E DOLORE – “Un incubo – continua il giornalista- oppure un brusco risveglio che strappa la gioia delle feste celebrate sul tetto del Duomo, fra le guglie, sotto la Madonnina“, “a sentir dire che non è il caso di fare un dramma per quattro mele marce…, invece la Madonnina – afferma – è come se «ce l’avessero rubata”. Ad altri spetterà – aggiunge – “esplorare quanto le connivenze e le corruttele ulteriori segnano l’ignavia o il tradimento di chi tra i dirigenti e i politici accetta questo marcio, o persino vi tiene bordone“. Ai milanesi restano solo “vergogna e dolore“, e, nell’auspicio del giornale dei vescovi, anche la consapevolezza ”che la questione morale non è un piagnisteo, è uno stampo di identità umana, serio e severo”.
SE IL BENE COMUNE E’ TRASCURATO – Di stampo più generale è l’affondo di Famiglia Cristiana: il Paese è “in affanno, tra povertà e corruzione“, mentre “la selezione della classe politica è al ribasso“, “così che nei palazzi del potere si aggirano ‘nani e ballerine’”. Il settimanale cattolico evoca le preoccupazioni manifestate la scorsa settimana dal presidente della Cei, il cardinale Angelo Bagnasco in una intervista all’Osservatore Romano, e punta tutto sulla nascita di una nuova a classe politica d’ispirazione cristiana . “Il Paese fatica tra errori, omissioni, tensioni e ritardi e anche qualche refuso”. E ricorda ancora Bagnasco che avvisava che “tra la gente serpeggia una preoccupazione seria e pungente”, soprattutto tra chi “ha ben poco da risparmiare”. “Il bene comune da amministrare nell’interesse di tutti è considerato patrimonio privato dai politici. Da spartirsi tra i soci, che si sono impossessati dello Stato“.
GUAI A CHI USA IL POTERE PER SE’ – Nell’editoriale di apertura dell’ultimo numero, Famiglia Cristiana non manca di criticare aspramente il ddl sulle intercettazioni. “Il bavaglio alla stampa (cui si tagliano anche le agevolazioni postali) e una magistratura soggiogata eviteranno il rischio di mettere a nudo il re e i suoi affari“. La politica – rincara – è “prigioniera di se stessa”, “accecata da questioni più private che pubbliche, che non sono prioritarie per chi fatica a vivere”. E si perdono così anche la coesione sociale e la capacità di mediazione, la gente “prende le distanze dalla politica” al punto che “il maggior partito, presto, sarà quello degli assenteisti“. ”Il vero problema, oggi è la selezione della futura classe politica”. Ma non è un uomo «dabbene» “chi usa il potere per fini personali”. E non c’è bisogno di fare nomi, il messaggio arriva forte e chiaro anche così. In tempi recenti ci fu qualcun altro che lanciò strali contro il governo ed il premier, e ne uscì con le ossa rotte, ve lo ricordate Boffo?
(ANSA)
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