Fini-Berlusconi, l'epilogo finale.

La separazione tra il Cavaliere e il presidente della Camera sembra molto vicina.


Il premier non ha intenzione di attendere le mosse dei finiani su una eventuale mozione di sfiducia a Caliendo e nemmeno di giocarsi la partita sul dll intercettazioni. L’ufficializzazione possibile tra domani e venerdì

Il dibattito non è sul quando, ma sul come. Il sodalizio tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini, che dura oramai da 16 anni, ha le ore contate. E’ questo quanto trapela negli ambienti vicini al presidente del Consiglio: il Cavaliere avrebbe deciso di rompere definitivamente, una volta per tutte. Domani e fini berlusconi Il divorzio con Fini questione di ore: così Berlusconi prepara la rotturavenerdì gli eventi che sanciranno il divorzio.

DISCORSO DI VENERDI’ – “Un discorso da pronunciare in Parlamento sull’uso politico della giustizia, contro i magistrati, ma anche contro tutti coloro che delle inchieste approfittano per farne motivo di battaglia politica, presidente della Camera in testa“, è l’ipotesi paventata dal Corriere per ufficializzare la rottura con l’ex presidente di An, poi confermata da Repubblica. Berlusconi in parlamento tra due giorni potrebbe parlare di “una strategia delle toghe diretta a indebolire il governo, ribadendo che il primo partito italiano ha un corpo sano e magari allo stesso tempo” potrebbe accusare il fondatore del partito, la terza carica dello Stato, di essere “troppo vicino alle ragioni delle inchieste“.

ALTRE IPOTESI – Ma non è l’unica chance che Berlusconi può giocare. Ci sono diverse iniziative, che da domani, potrebbero mettere all’angolo il rivale. Attraverso un ufficio di presidenza, una conferenza stampa, una dichiarazione, un documento potrebbe essere messa nera su bianco la scomunica del “traditore“. A quel punto ufficializzata. Ma si potrebbe pure – altra ipotesi – costringere Fini alle dimissioni se i capigruppo di Lega e Pdl cominciassero a disertare le assemblee dei capigruppo. Oppure il Cavaliere potrebbe dare il clamoroso annuncio attraverso un’intervista. Certo è che Berlusconi ha oramai già segnato i giorni prossimi in rosso e non sarebbe disposto più nemmeno ad attendere le mosse dell’altro duellante, di attendere, ad esempio, per vedere se Fini deciderà o meno una rapida calendarizzazione della mozione di sfiducia al sottosegretario Giacomo Caliendo voluta dalle opposizioni e di attendere come potrebbero comportarsi in quel frangente i finiani che attraverso Fabio Granata hanno già fatto sapere di non fare differenze tra caso Caliendo e caso Verdini: sembrerebbe un “accanimento” nei confronti del coordinatore nazionale del Pdl, ha detto il vicepresidente della Commissione antimafia.

FINI SI DICE TRANQUILLO – Occhio agli scenari possibili. Berlusconi è convinto che Fini a stento riesca a mettere insieme 20 deputati e 10 senatori per formare gruppi alla Camera e al Senato e che molti seguaci del presidente della Camera alla fine rinuncino a fuoriuscire dal Pdl. Fini, dal canto suo, crede che molti abbandoneranno la casa berlusconiana per unirsi ai dissidenti. E denuncia gli escamotage dei berluscones: “Ho saputo che sul ddl intercettazioni alcuni berlusconiani, approfittando del voto segreto, sarebbero pronti ad affossare la legge, votando a favore delle pregiudiziali di costituzionalità presentate dalle opposizioni. Così da far cadere la colpa sui finiani. Non ci sono parole“. Ed ostenta serenità: “Mi hanno riferito molte ipotesi, le più strampalate. Non dico che tutto ciò mi lasci indifferente, sono curioso di sapere cosa si inventerà. E comunque dal partito io non me ne vado, continuerò a rivendicare il diritto al dissenso. A meno che Berlusconi non voglia vietare il dissenso nel Pdl. Se così fosse dovrà dirlo pubblicamente, altrimenti si tratta solo di chiacchiere. E la situazione sta diventando perfino patetica“.

Giornalettismo.com

            


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