Stracquadanio al Fatto Quotidiano: “Il presidente della Camera non avrà vita facile. E se non si dimette ci penserà Il Giornale, come per il direttore dell’Avvenire”. E il Financial Times lo paragona a Bruto.
Fini? Gli faremo fare la fine di Boffo”. Giorgio Stracquadanio in un’intervista al Fatto Quotidiano chiarisce le intenzioni dei berluscones nei confronti del ribelle che oggi occupa la presidenza della Camera. “Siamo pronti a mettergli i bastoni tra le ruote in qualunque modo, con le procedure e con i regolamenti. E se non se ne dovesse andare, per lui è pronto il Trattamento Boffo”, dice l’onorevole del Predellino, uno tra i duri e puri del partito di Silvio Berlusconi.
DEVE ANDARSENE – “Parliamoci chiaro. Fini va destituito dalla presidenza della Camera, punto”, dice Stracquadanio al Fatto. Scusi onorevole, questo è un linguaggio quasi golpista…. “E perché mai? Golpista è abusare di una carica a cui non si ha diritto. Ovvero quello che sta facendo lui”. La presidenza della Camera non è proprietà di Forza Italia… “Ma nemmeno di Fini. Dimostra una visione proprietaria, padronale, un incredibile e poco nobile attaccamento alla cadrega: lo destituiremo. I sistemi non mancano….”. Ma in che modo, scusi? Fini è la terza autorità dello Stato. “Macché, non sia comico…”. Lo nega? “Certo. Questa è una pura finzione scenica. Dove sta scritto? Il vicario del presidente della Repubblica è il presidente del Senato”. E se tutto va male, c’è l’ipotesi Boffo. Che c’entra Boffo? “C’entra, c’entra. Boffo si è dimesso da Avvenire per il martellamento de Il Giornale”. Su un’accusa di molestie! “Ebbene, Fini ha questa strana consonanza con i dipietristi. Sui valori giustizialisti e su quelli… immobiliari”. Saranno usati contro di lui? “Bien sur. Come è noto esiste Montecarlo. E non è una tv…”.
PANORAMICA RABBIOSA – Intanto durante la giornata si sono susseguiti i commenti riguardo lo strappo del presidente della Camera. Il Financial Times, in un commento dal titolo «Et tu, Gianfranco?» che cita le parole di Cesare colpito a morte dal figlio adottivo, ripercorre le tappe che hanno portato alla rottura tra il presidente della Camera e il premier. Ma, sottolinea il giornale britannico, giovedì notte è stato «Cesare» «a capovolgere la situazione» nei confronti di «Bruto» e a dichiarare «guerra aperta» a Fini. Ricordando le accuse reciproche che si sono lanciate gli ex alleati, il Financial Times cerca di disegnare gli scenari futuri. E anche se «nulla è certo nella politica italiana, questa vicenda apre come un’insanabile divaricazione» che «può porre la coalizione a rischio». Se ciò accadesse, sottolinea, «non ci sono procedure stabilite» e «non è chiaro se ne seguirebbero elezioni, o se fosse possibile la costituzione di una coalizione anti-Berlusconi». In ogni caso «Berlusconi non se ne andrà senza lottare. Ma anche se riuscisse a mantenere il potere, sarebbe improbabile un cammino senza scosse» e, conclude, «molti sperano che se Bruto non riuscirà a segnare il destino di Cesare, lo faranno l’aritmetica parlamentare o gli elettori».
INCOLLATO ALLA POLTRONA – “Gli italiani vedono Fini come un politico incollato alla poltrona”, dice invece il portavoce del PdL Daniele Capezzone. «Berlusconi-Fini: divorzio all’italiana»: titola invece il quotidiano francese Le Figaro che nell’edizione di oggi dedica ampio spazio alla rottura tra il premier e il presidente della Camera. Per l’editorialista Pierre Rousselin, la crisi tra Berlusconi e Fini «complica la politica italiana e potrebbe impedire al governo di arrivare fino alla fine della legislatura, nel 2013». Anche perchè Fini «sembra in grado di privare il capo del governo della sua maggioranza parlamentare», scrive ancora il giornalista. «Fini restistuisce la sua alleanza a Berlusconi», titola invece Liberation, sottolineando che, attraverso la sua fondazione Fare Futuro, il presidente della Camera ‘ha ‘moltiplicato le posizioni critiche, soprattutto nei confronti del ‘cesarismò del Cavaliere«. Le Journal du Dimanche parla di un »Berlusconi indebolito«mentre per Le Monde quella tra il capo del governo e lo storico leader di Alleanza Nazionale era una »rottura annunciata«
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