Inchiesta Panorama. Prete gay, sinonimo di pervertito e vizioso.(Video)

Abbiamo letto, come molta, moltissima altra gente, l’inchiesta di Panorama sui preti omosessuali. Inchiesta bella ed efficace, che rimette al centro del dibattito un tema scottante e di indubbia importanza all’interno della Chiesa cattolica.

Già La7, qualche anno fa, aveva raccontato la doppia vita di un alto prelato, sospeso tra doveri religiosi e pulsioni sentimental-sessuali di natura gay, singolo caso che è paradigma di un fenomeno diffuso. Non è uno scoop, né una notizia sorprendente: di preti gay ce ne sono e ce ne sono molti. E se fino a qualche anno fa l’atteggiamento del Vaticano era quello di negare l’evidenza e di mettere a tacere l’imbarazzante fenomeno, oggi l’approccio è decisamente diverso: «Vengano allo scoperto e lascino la Chiesa, prima di incappare in provvedimenti disciplinari o di essere addirittura estromessi dalla loro funzione sacerdotale».

È una posizione ovvia, figlia di un approccio alla sessualità dei sacerdoti che ha sempre preferito soffocare e reprimere piuttosto che capire. È il dibattito antico e infinito sul celibato dei sacerdoti, sull’obbligo di essere casti e puri. E in più c’è anche il peccato mortale degli “atti contro natura”, di quell’omosessualità considerata uno degli atteggiamenti umani più riprovevoli e torbidi.

E nella trappola dell’equazione omosessualità uguale depravazione, ci casca anche Panorama. In copertina, a corredo della foto che ritrae le mani di un sacerdote smaltate rosa shocking, c’è un occhiello che svia, tradisce il contenuto dell’inchiesta, confonde (forse volutamente, forse no) la normale inclinazione omosessuale con presunte depravazioni sessuali. “Un cronista di Panorama ha vissuto tra gli omosessuali di Roma. E per quasi un mese ha documentato vizi e perversioni di insospettabili sacerdoti dalla doppia vita”: questo promette il settimanale della Mondadori, e il lettore già immagina chissà cosa, magari pratiche sessuali davvero torbide e amorali. Leggendo l’inchiesta, però, su questo fronte si resta un po’ delusi. Carmelo Abbate, autore dell’articolo, racconta di banali feste negli usuali ritrovi della Roma omosessuale, di chattate nemmeno così pruriginose, di normali incontri di sesso tra adulti consenzienti. Dove sono i vizi? Dove sono le perversioni?(vedi il video)

È il ritornello di sempre, al quale ci siamo tristemente abituati. Gay è sinonimo di pervertito e vizioso. Se poi è pure prete, peggio ancora. Non si riesce ancora a comprendere che non c’è nulla di perverso nell’essere omosessuali. E una tonaca indossata non cambia davvero nulla. Preti o no, sempre di uomini si tratta. E anche qualora si volesse considerare l’omosessualità un peccato mortale, e noi non la pensiamo affatto così, resterebbe comunque da capire perché i titolisti di Panorama abbiano deciso di presentare la cosa in maniera così bollente. Ovviamente per vendere qualche copia in più, chiaro. Ma anche, ne siamo certi, perché vittime dei cliché e dell’omofobia strisciante nell’opinione pubblica italiana. Un eterosessuale promiscuo va bene, un omosessuale è un pervertito. È la solita storia di sempre, dell’uomo che cambia molte donne ed è un tombeur de femmes, e della donna che fa lo stesso ed è una grande zoccola. Cambierà mai il rapporto colpevole tra gli italiani e il sesso? Sconfiggeremo quella sessuofobia che ci accompagna da secoli? Noi, tra ottimismo e illusione, continuiamo a sperarci.

Domenico Naso

WebMagazine

            


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