Manovra e intercettazioni.Le affermazioni "coraggiose" del nostro Premier

Il premier a Studio Aperto commenta i grandi temi dell’attualità politica, perdendosi in affermazioni lapalissiane e ribadendo la favola sulle indagini di mafia, che non sarebbero intaccate dalle intercettazioni. Affermazioni coraggiose anche sul terremoto.


Quella che disciplina le intercettazioni “una legge sacrosanta” ed è “assolutamente una strumentalizzazione” sostenere che la sua approvazione intaccherebbe il normale funzionamento delle indagini sulla mafia: anche il centrosinistra la voleva. Inoltre, sulla manovra, il Governo ha fatto un atto di coraggio: e dunque, se essa non venisse approvata con la doppia fiducia, al Senato e alla Camera, l’Esecutivo, che ci ha messo la faccia, prenderebbe la porta e andrebbe a casa. E’ quanto dichiara Silvio Berlusconi in una intervista a Studio Aperto, interrogato dal telegiornale della terza rete del suo impero mediatico, Mediaset, sui temi all’ordine del giorno nell’agenda della politica.

INTERCETTAZIONI, TUTTO BENE – Berlusconi ribadisce così le sue tesi, confermando quello che da tempo è il suo pensiero. Sulla legge intercettazioni, infatti, per lui fa fede il fatto che, formalmente, essa non si applica alle indagini per mafia. Ma, come abbiamo già spiegato su queste pagine, quel che conta, per indagare un mafioso, non è definirlo tale, ma provare che egli conduce una condotta complessivamente mafiosa, ovvero che il complesso delle sue estorsioni, del suo traffico di droga, del suo racket a danno di commercianti privati non sono episodi criminosi slegati, ma rispondono a un complessivo comportamento criminale che deriva dalla sua adesione, o al suo sostegno da esterno, ad una associazione di tipo mafioso. Tutti i reati comuni che sono la vita quotidiana dei mafiosi, il DDl li copre e li influenza: e per queste fattispecie, le intercettazioni ambientali, così come ribadito da tutti gli inquirenti che hanno avuto modo di dirlo, sono uno strumento fondamentale. Per cui, la situazione è questa: il Ddl intercettazioni rischia di mettere in seria difficoltà chi indaga per mafia, che, se vuole usare le microspie, dovrà rischiare e indagare depositando una accusa per mafia, sperando che le prove – poche, presumibilmente, all’inizio – bastino a convincere il giudice che il reato c’è.

LA FIDUCIA – Il premier afferma poi che se il Governo sarà battuto sulla fiducia al Senato o alla Camera andrà a casa. E questo è insieme ovvio e non vero: è ovvio, e il perchè è evidente. Se si pone la questione di fiducia, e non la si ottiene, non si ha la fiducia del Parlamento, e dunque bisogna dimettersi. Non è vero, però, perchè in realtà la questione di fiducia a livello costituzionale non esiste, ed è una prassi che si è affermata a livello parlamentare: il che vuol dire che – teoricamente – un governo che non ha ottenuto la fiducia su un singolo provvedimento, e non su una formale mozione di sfiducia, non è affatto obbligato alle dimissioni. Certo, sarebbe uno strappo istituzionale davvero forte, ma in teoria non ci sarebbero rimedi. Inoltre, Berlusconi parla di “atto di coraggio”, descrivendo la decisione di porre la fiducia. Ma più che di coraggio, bisognerebbe parlare di “atto di necessità”, visto che ancora una volta si ricorrerà alla pratica della fiducia sul maxi-emendamento, altra prassi assolutamente parlamentare, mediante la quale il governo sceglie gli emendamenti che il Parlamento ha presentato, butta a mare tutti gli altri e impone alle Camere o di approvare solo quelli. Dunque ecco che la fiducia, più che una sfida per il Governo, diventa un ricatto per le Camere, che si vedono esautorate nella loro possibilità di modificare i provvedimenti che l’Esecutivo presenta, dato che è esso stesso a decidere cosa va bene e cosa no. Il che, peraltro, è comprensibile: davanti a una maggioranza che presenta oltre 1000 emendamenti, per evitare il cosiddetto “assalto alla diligenza” e mantenere il controllo della situazione, la fiducia è – appunto – necessaria.

L’AQUILA, NO PROBLEM – C’è stata molta “strumentalizzazione” anche riguardo alle manifestazioni di ieri nel centro di Roma, con cinquemila aquilani scesi in piazza per reclamare una decisa accelerazione nella ricostruzione del capoluogo abruzzese. “Noi abbiamo fatto come governo un intervento immediato ed efficace dopo il terremoto. La ricostruzione spetta agli enti locali, al comune e alla regione. Il governo doveva dare i finanziamenti, cosa che è stata fatta finora”, sostiene il Premier, che sottolinea il buon lavoro del Governo che “ha fatto il miracolo per come è intervenuto subito dopo il terremoto, come nessun altro paese è riuscito a fare dopo una catastrofe naturale. In meno di 10 mesi abbiamo dato una casa a chi l’aveva persa”. Sono vari gli esempi che contraddicono questa affermazione: ne riportiamo solo uno. Giorni fa la Federalberghi ha diramato un comunicato con cui si afferma creditrice del Dipartimento della Protezione Civile, sotto il diretto controllo del Governo nazionale, per i seimila posti letto consegnati alle famiglie sfollate dal capoluogo e trasferite negli alberghi costieri; sei mesi di mora per 350 milioni di euro. Non risultano smentite o chiarimenti da parte del Governo, che in questo modo, e fino a questo punto, è direttamente debitore degli albergatori abruzzesi. Sorvolando sul fatto che al di la delle tasse che finiscono direttamente nelle casse regionali (Irap e addizionale Irpef, più altre imposte minori), il bilancio delle Regioni è integralmente a carico dello Stato: ed è per questo che tutti i governatori, nessuno escluso, in queste ore sono in rivolta contro il ministro del Tesoro Giulio Tremonti che, nella manovra che ora andrà in pasto al voto di fiducia, avrebbe selvaggiamente tagliato gli stanziamenti agli enti locali.

Giornalettismo.com

            


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