Continuano gli interrogatori nell’inchiesta sulla cosiddetta P3, la società segreta che, secondo gli inquirenti, “era ed è in grado di interferire sulle scelte delle istituzioni”. Dopo Denis Verdini oggi nella procura di Roma è stato il giorno di Marcello Dell’Utri.
Il senatore del Pdl, già condannato in secondo grado a sette anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e ora indagato per violazione della legge Anselmi sulla costituzione di società segrete, ha deciso di avvalersi del diritto di non rispondere alle domande del Procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo e del pubblico ministero Rodolfo Sabelli.
Marcello Dell’Utri decide di non rispondere ai pm romani che gli avevano inviato un invito a comparire nell’ambito dell’inchiesta sulla cosiddetta P3 e nel registro degli indagati finisce un nuovo nominativo, quello del sottosegretario alla Giustizia Giacomo Caliendo.
«A Palermo, 15 anni fa – ha detto Dell’Utri motivando la scelta di avvalersi della facoltà di non rispondere al procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo ed al sostituto Rodolfo Sabelli – ho parlato 17 ore e sono stato rinviato a giudizio sulla base della mie dichiarazioni. Ho imparato da allora». «È una mia regola fissa – ha aggiunto lasciando gli uffici di piazzale Clodio – non avendo parlato con i procuratori non mi sembra il caso di farlo neanche con la stampa. Quella di non rispondere ai pm è una regola fondamentale per chi è indagato, la consiglio a tutti».
Nel contempo si registra un nuovo indagato, il sottosegretario Caliendo, iscritto per violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Il suo nominativo compare in alcune vicende finite sotto la lente di ingrandimento della Procura di Roma: tra queste una cena nella casa romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini, a palazzo Pecci Blunt, che avrebbe avuto il fine di stabilire le strategie di intervento sul lodo Alfano, sulla nomina di Alfonso Marra a presidente della Corte D’Appello di Milano ed il ricorso in Cassazione dell’ex sottosegretario all’Economia Nicola Cosentino contro l’ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti dalla magistratura napoletana. Nei prossimo giorni Caliendo sarà interrogato dai magistrati di piazzale Clodio. Berlusconi gli ha confermato piena fiducia e lo ha invitato a continuare il suo lavoro.
Dopo le dimissioni di ieri di Verdini, finisce sotto amministrazione straordinaria il Credito Cooperativo Fiorentino. Su proposta della Banca d’Italia, il ministro del Tesoro Giulio Tremonti ha firmato il decreto di commissariamento della banca presieduta fino a venerdì scorso da Denis Verdini. Via XX Settembre ha precisato che «la proposta di commissariamento del Credito Cooperativo Fiorentino, formulata dalla Banca d’Italia, è arrivata ed è stata protocollata nella giornata di mercoledì 21 luglio 2010 presso la segreteria del CICR. La pratica è stata immediatamente istruita dagli uffici ed è stata siglata dal Direttore generale del Tesoro – Segretario del CICR – nella giornata di venerdì. Lunedì 26 luglio è stata ritrasmessa al Gabinetto del Ministro per la firma. Martedì il Ministro ha firmato il relativo Decreto». La procedura per l’amministrazione straordinaria potrebbe ora portare alla scelta di uno o più commissari, oltre che alla designazione di un comitato di sorveglianza.
Intanto lascia le sue funzioni di presidente della Corte d’Appello di Salerno Umberto Marconi, il magistrato il cui nome compare nelle carte dell’inchiesta della procura di Roma sulla cosiddetta P3, in relazione all’attività di dossieraggio ai danni dell’attuale governatore della Campania, Caldoro. Il plenum del Csm all’unanimità ha accolto la richiesta del magistrato di essere destinato alla sezione Lavoro della corte d’appello di Napoli, come semplice consigliere. Una richiesta che Marconi ha avanzato, dopo che la Prima Commissione di Palazzo dei Marescialli ha aperto la procedura di trasferimento per incompatibilità ambientale.
L’unico ad astenersi è stato il vicepresidente del Csm Nicola Mancino che, pur ritenendo necessario il trasferimento di Marconi, non ha giudicato idonea la nuova sede di Napoli attribuita al magistrato. Già ieri erano state espresse riserve in Terza Commissione sull’assegnazione di Marconi a Napoli dalla relatrice Bettacesqui (Magistratura Democratica) che aveva chiesto di ascoltarlo, proprio per verificare se non ci fosse una incompatibilità ambientale del magistrato con il capoluogo campano.
La Stampa
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