L’Olanda ha ufficialmente concluso oggi la partecipazione alla missione militare della Coalizione internazionale in Afghanistan, diventando così il primo paese della Nato a richiamare il suo contingente che per quattro anni ha operato nella provincia centro-meridionale di Uruzgan.
In una sobria cerimonia nel Kamp Holland, il generale olandese Peter van Uhm ha affidato a ufficiali americani e australiani la responsabilità tenuta negli ultimi quattro anni della sicurezza nella zona.
I media hanno segnalato che l’evento si è consumato proprio mentre a Kabul centinaia di persone sono scese in piazza rispondendo all’appello del Partito afghano della solidarietà di Daud Razmak, per chiedere la partenza delle truppe straniere dal Paese, responsabili, a loro avviso, della morte di centinaia di civili. Nel complesso, ha ricordato il ministero degli Esteri all’Aja, 1.950 uomini hanno partecipato alle operazioni militari svolte dal 2006, in cui hanno perso la vita 24 soldati olandesi, fra i quali un figlio del generale Van Hum. «L’Olanda si è assunta le proprie responsabilità – si legge in un comunicato – e si è battuta fino ad oggi per la sicurezza e la ricostruzione del Paese».
Di fronte alla delicatezza della situazione in Afghanistan, la Nato aveva chiesto alla fine del 2009 al premier Jan Peter Balkenende di prorogare di almeno un anno la missione, con l’unico risultato però di far cadere il governo per l’abbandono della coalizione da parte del partito laburista PvdA contrario alla permanenza in Afghanistan. Come è intuibile, la decisione del ritiro non ha fatto piacere nè all’Alleanza atlantica a Bruxelles, nè alla Forza internazionale di assistenza alla sicurezza (Isaf) che sostiene dal 2001 insieme a esercito e polizia afghani lo sforzo dello scontro con i talebani e i loro alleati.
In ogni caso il portavoce dell’Isaf, generale Josef Blotz, ha detto oggi ai giornalisti a Kabul che il ritiro degli olandesi «non deve essere letto come un indebolimento della Coalizione internazionale». «Il complesso delle forze militari di Nato e Afghanistan è in crescita numerica». Il riferimento è all’arrivo del contingente di 30.000 uomini promesso dal presidente Barack Obama e all’annuncio del ministero della Difesa afghano di un infoltimento dei ranghi di esercito e polizia afghani che, ha assicurato il presidente Hamid Karzai, alla fine del 2014 dovrebbero assumere la responsabilità della tutela della sicurezza in tutto il paese.
E sono proprio i militari statunitensi che di recenti si sono fatti carico di strategiche posizioni nelle province più esplosive del sud (Helmand e Kandahar) sostituendosi a britannici e canadesi. A Montreal anche il governo canadese ha praticamente deciso il ritiro del suo contingente nel 2011, anno in cui peraltro anche Washington comincerà a richiamare le sue truppe. Evocando la questione in una intervista con la catena tv ABC, il ministro della Difesa americano Robert Gates ha detto che «il ritorno di uomini del 2011 sarà limitato» e che «gran parte del contingente resterà in Afghanistan».
A sua volta Obama, intervistato dalla CBS, ha detto che «gli obiettivi che ho posto alla missione sono modesti e fattibili». «Si tratta – ha concluso – di impedire ai terroristi di operare da quella regione» e di «preparare attentati contro gli Usa in totale impunità».
La Stampa
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