La Campbell testimone al processo dell’Aia:” Ho ricevuto i “diamanti di sangue” da Charles Taylor “.

Naomi Campbell ha confermato di avere ricevuto in regalo alcune «pietre dall’aspetto sporco», che pensa possano esserle state offerte da Charles Taylor durante una cena organizzata da Nelson Mandela nel 1997.

La dichiarazione è stata rilasciata oggi all’Aia davanti alla Corte Speciale per la Sierra Leone . In un’aula blindata e chiusa al pubblico, la top model ha dovuto testimoniare nel processo contro l’ex presidente liberiano, che le regalò dei diamanti ottenuti con i finanziamenti illegali ai ribelli della Sierra Leone. Da qui il nome “diamanti di sangue” (blood diamonds), con cui la vicenda è conosciuta in tutto il mondo.

«Stavo per addormentarmi quando qualcuno ha bussato alla mia porta. Ho aperto e due uomini mi hanno consegnato una piccola borsa dicendomi “Un regalo per lei”. Il giorno dopo ho aperto la borsa e ho trovato piccole pietre grezze», ha raccontato Naomi, che ha testimoniato in abito grigio e con i capelli raccolti.

I sospetti della procura nei confronti di Naomi si basavano sulle testimonianze dell’attrice Mia farrow, presente al ricevimento del presidente sudafricano, e di Carol White, all’epoca agente della modella. La regina d’ ebano ha ottenuto di essere ascoltata come testimone protetta, per cui non potrà essere nè fotografata nè filmata all’entrata o all’uscita del tribunale. Ad accompagnarla in aula il suo avvocato, che potrà rispondere per lei ad alcune domande per evitare di autoaccusarsi

Anche se ammettesse di aver ricevuto il regalo, la “venere nera” non subirebbe alcuna conseguenza legale. La prova sarebbe, però, decisiva contro Taylor, che nega di aver mai posseduto diamanti e, soprattutto, di averli mai portati in Sudafrica per comprare armi destinate ai ribelli della Sierra Leone. Per gli avvocati dell’imputato, la testimonianza della Campbell non ha alcun valore probatorio, e punta soltanto ad attrarre l’attenzione mediatica.

Taylor è sotto processo dal gennaio 2008 per il ruolo avuto nella guerra civile combattuta in Sierra Leone dal 1991 al 2001, che causò 120.000 morti e migliaia di mutilati.

Secondo l’accusa,l’ex presidente diresse la guerra dal suo palazzo presidenziale di Monrovia, armando i ribelli del Fronte rivoluzionario unito(Ruf) per ottenere in cambio il controllo delle risorse del paese, in particolare dei diamanti e del legno pregiato. Il processo è stato spostato da Freetown all’Aia per motivi di sicurezza. L’ex presidente si è dichiarato non colpevole degli 11 capi di imputazione che gli sono stati contestati, tra cui omicidi, stupri, torture e arruolamento di bambini soldato.

La Stampa

            


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