Morciano di Leuca :Due presunti casi di violenza sessuale ai danni di altrettante bambine riemergono dopo 40 anni con il grido di dolore di una delle vittime.
Sta facendo discutere in paese il testo di alcuni volantini, ora in mano ai carabinieri (ne riferiamo a parte), in cui una donna del luogo denuncia di aver subito una violenza sessuale da parte del nonno, morto nel frattempo, e che lei stessa è a conoscenza della esistenza di un’altra vittima sua coetanea.
Parole pesantissime, quelle scritte su due fogli formato A4 bordati di nero, che illustrano particolari sul passato di una donna di 44 anni del posto, la cui vita sarebbe stata «macchiata indelebilmente» dai gravi delitti del nonno quando lei aveva non più di cinque anni.
L’anziano, defunto da anni come la stessa autrice della lettera datata13 luglio va sostenendo, sarebbe stato conosciuto dall’intera comunità come una persona per bene, padre e nonno esemplare, ma tra le mura di casa si sarebbe comportato come «un boia» e non solo lì.
Stando alla denuncia anonima, una sua vicina di casa – sei anni all’epoca dei fatti – avrebbe subito le stesse morbose attenzioni.
La violenza sessuale nei confronti della presunta vittima di cinque anni (si tratta – ripetiamo – di frasi che devono trovare conferma e forse neppure l’indagine dei militari potrà mai fare piena luce) non si sarebbe fermata e nel corso degli anni sarebbe diventata addirittura una vera e propria persecuzione. Quindici anni fa la donna sarebbe caduta in uno stato depressivo tale da portarla a diversi ricoveri.
Lo sfogo è contro chi non l’avrebbe capita, anzi avrebbe teso a sminuire le sue parole e forse il gesto dell’altra notte serve a chiedere più attenzione al suo caso.
«Denuncio il mio boia», è scritto sul volantino, «quel presumibile “bravo nonno”, che ha commesso l’incesto su di me, allorché avevo solo 5 anni e che mi ha poi perseguitata. Considerato “uomo per bene” dai familiari e dal paese di Morciano – è aggiunto – hai anche stuprato un’altra bambina di 6 anni, una vicina senza difesa. Quante altre vittime innocenti e impotenti hai sfruttato, sporcato nella loro intimità, distrutte nella loro innocenza? – è l’urlo di dolore della donna – delitti degni di un vigliacco, di un bastardo, di un infame porco, di un ammalato grave psichico, di un individuo-animale, perverso e pericoloso, e purtroppo mai giustiziato dalla legge. Tutti hanno banalizzato ciò che era visibile di questo nonno e papà. Si sapevano certe cose però le si consideravano non gravi e tutti hanno preferito ignorare, fare silenzio».
Ad un certo punto la decisione di denunciare tutto pubblicamente.
«Ora che sono adulta riesco a malapena a parlarne, sono accusata di menzogne e di non aver saputo difendermi, ma avevo solo cinque anni e sono rimasta così traumatizzata che ancora oggi, a 44 anni, sto vivendo un inferno. Grido la mia sofferenza, la mia vergogna e la mia rabbia; in questo silenzio ho perso la mia identità, la mia infanzia, la mia vita di donna».
Alla fine l’invocazione di una giustizia divina: «Se Dio esiste – è la conclusione della lettera – chiedo pace e serenità per tutti quelli che sono stati e rimangono vittime fragili per il resto della loro vita».
Mauro Ciardo
La GazzettadelMezzogiorno
Tags: abusi, donna violentata dal nonno a morciano, In primo piano, Morciano di Leuca, Puglia, violenza sessuale
Commenti chiusi.