Intervento di Fini a Mirabello :”Sono stato messo alla porta come nel peggior statalismo”.

‘Libero’ consegna le firme per le dimissioni a Fini
Anche uno scambio firme-cappellacci ha contrassegnato l’attesa del discorso di Fini a Mirabello. Un giornalista di Libero ha infatti consegnato, davanti al ristorante dove Gianfranco Fini stava pranzando con i suoi deputati, uno scatolone con le firme raccolte dal giornale per chiedere le dimissioni del presidente della Camera. A riceverle e’ stato incaricato il deputato bolognese Enzo Raisi, che ha ricambiato il dono con una confezione di cappellacci, i tipici tortelli ferraresi con il ripieno di zucca, che sono il piatto forte del ristorante della Festa Tricolore.

Quando Raisi si e’ sentito chiedere se quelli fossero i tortellini Fini (con una chiara ironia fra il nome del presidente della Camera e il prodotto di una famosissima casa produttrice emiliana), il deputato ha spiegato ai giornalisti di Libero che i cappellacci sono preparati a mano dalle volontarie della festa, fra le quali la madre dell’organizzatore Vittorio Lodi che a 90 anni continua a tirare la sfoglia a mano. “Questi cappellacci – ha specificato Raisi – sono un regalo per il direttore Belpietro”.

L’arrivo tra gli applausi
Il presidente della Camera Gianfranco Fini e’ arrivato alla festa Tricolore di Mirabello. Prima di salire sul palco ha attraversato la piazza dove si svolge la festa, circondato dalla scorta e dal servizio d’ordine, accolto dall’ovazione dei presenti. Mirabello capitale della politica “Mirabello e’ diventata ed e’ per un giorno la capitale della politica italiana”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco della Festa Tricolore.

Mai provato emozione come in questo momento
“Qui a Mirabello la destra italiana ha vissuto momenti importanti, qui con Pinuccio Tatarella anticipammo Alleanza nazionale, e preconizzamo quella svolta che poi porto’ alla nascita del Popolo della liberta’, qui ho provato grandi emozioni, ma l’emozione di ieri e dell’altro ieri e’ nulla in confronto a quella che provo in questo momento, mai nel mio cuore c’e’ stata un’emozione forte come quella che provo in questo istante”. Cosi’ Gianfranco Fini ha cominciato il proprio discorso a Mirabello.

Espulsione dal Pdl atto illiberale e autoritario
“La mia espulsione del Pdl e’ stata un atto illiberale e autoritario” degno del “peggior stalinismo” ha detto Gianfranco Fini nel corso del suo intervento.
“Non c’e stata alcuna fuoriuscita, nessuna scissione, nessun atteggiamento volto a demolire al Pdl: c’e’ stata di fatto la mia estromissione dal partito che avevo contribuito a creare, un atto che forse e’ stato ispirato, da chi lo ha scritto, libro nero del comunismo. Solo nelle pagine del peggior stalinismo – ha ammonito Fini – si puo’ essere messi alla porta senza nessun tipo di contraddittorio, con il tentativo di annullare ogni tipo di diversita”‘.

“Non si comprende cosa e’ accaduto - dice Fini – se non si vede cosa e’ accaduto quando tutto e’ cominciato il 29 di luglio, quando l’ufficio politico del Pdl, in mia assenza, ha decretato di fatto la mia espulsione da quel partito che avevo contribuito a creare”. Il presidente della Camera e’ tornato a criticare le conclusioni del documento stilato al termine di quella riunione, soprattutto dove si sosteneva che l’atteggiamento di Fini e dei finiani “rappresentava una partecipazione attiva al gioco delle procure”. “Questa e’ da ridere” ha detto Fini dal palco, cosi’ come la conclusione del documento. E cioe’ che Fini “e’ assolutamente incompatibile con i principi ispiratori del Pdl”. “E allora, per fare chiarezza – ha aggiunto il presidente della Camera – non c’e’ stata alcuna fuoriuscita, nessuna scissione, nessun atteggiamento volto a demolire il Popolo della Liberta’. C’e’ stata la mia estromissione dal partito che avevo creato con un atto illiberale e autoritario”.

Messo alla porta come nel peggior statalismo
Quello della mia “estromissione” dal Pdl e’ “un atto, e non ho nessuna difficolta’ a dirlo, che forse e’ stato ispirato a chi lo ha scritto, e so che non lo ha scritto Berlusconi, da quel libro nero del comunismo che ci fu consegnato quando demmo vita a alleanza nazionale perche’ soltanto dalle pagine del peggior stalinismo si puo’ essere messi alla porta senza alcun contraddittorio e con motivazioni che sono assolutamente ridicole”.

Gheddafi a Roma, genuflessione poco decorosa
E’ stato uno “spettacolo poco decoroso quello con cui e’ stato accolto un personaggio che non puo’ insegnare nulla ne’ nel rispetto della donne ne’ nella dignita’ della persona umana. Da ex ministro degli Esteri conosco le ragioni della ‘real politik’, ma non puo’ portare a una sorta di genuflessione nei confronti di chi puo’ ergersi a maestro o punto di riferimento”.

Non c’è lesa maestà, non siamo sudditi
A Silvio Berlusconi “siamo tutti grati per quel che ha fatto soprattutto quando, nel ’94, ha contrastato la gioiosa macchina da guerra; ma la gratitudine non puo’ significare che ogni volta che si critica o si esprime opinioni diverse, ci si debba sentire accusati di lesa maesta’. Non ci puo’ essere diritto di lesa maesta’ perche’ non c’e’ un popolo di sudditi”.

Berlusconi non confonda leadership con la proprietà
Il premier Berlusconi non confonda la leadership con la proprieta’ ha affermato il presidente della Camera Gianfranco Fini nel suo intervento sottolineando che la “gratitudine” non puo’ significare l’impossibilita’ di fare critiche a cui si risponde con “gesti di stizza e fastidio”.

Fini, il Pdl non c’è più. E’ Forza Italia più qualche colonnello
“Il Pdl non c’è più. E’ Forza Italia più qualche colonnello. E’ solo il partito del predellino, qui non si rientra” ha aggiunto Fini.”Qualche colonnello ha cambiato generale e forse e’ gia’ pronto a cambiarlo ancora”. Cosi’ il presidente della Camera si e’ rivolto, dal palco di Mirabello, ai vertici di An che hanno seguito Berlusconi.

“Non si puo’ rientrare in un partito che non c’e’ piu’. Si va avanti senza farsi intimidire”. “Il Pdl, cosi’ come l’avevamo concepito, e’ finito il 29 di luglio. E non perche’ – ha aggiunto Fini – qualcuno se ne e’ andato, ma perche e’ venuto meno all’interno il confronto di idee che e’ il sale delle democrazia”.

Atteggiamento infame verso le mia famiglia
“Atteggiamento infame verso la mia famiglia. Ma io vado avanti per tenere fede allo spirito delle origini”

Vado avanti senza cambi di campo-

“Vado avanti senza cambi di campo o ribaltoni”.”Con le nostre idee senza tatticismi e con i nostri valori”.”Si va avanti – dice il presidente della Camera dal palco di Mirabello – senza ribaltoni o ribaltini, senza cambi di campo. E senza atteggiamenti che possano dare in alcun modo agli elettori la sensazione che noi si abbia raccolto voti nel centrodestra per poi portarli da qualche altra parte”. Ma si va avanti, avverte Fini, “convinti della necessita’ di onorare quel patto con gli elettori, ma fino in fondo, senza magari aggiungerci qualche parte che nel programma non c’era e che invece diventa un’emergenza”.

Vogliamo capire come costruire patto legislatura
“Governare è anche fatica per trovare compromessi”. “Vogliamo capire come costruire un patto di legislatura”. Lo ha detto il presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello. “Confidiamo nel senso di responsabilita’ di tutti”.

Ok a federalismo, ma nell’interesse di tutti
“Discutiamo insieme, non ci si deve appiattire sulla Lega”. Il federalismo e’ possibile solo se sara’ fatto “nell’interesse di tutta l’Italia, non soltanto nella parte piu’ sviluppata del Paese. Bossi sa che e’ possibile realizzare il federalismo, ma solo se nell’interesse generale” e se non e’ “a scapito del Mezzogiorno”.

Serve ‘scudo’ a premier, ma stop a Ghedini-Stranamore
“Nessuno, nessuno trovera’ mai una mia dichiarazione o una dichiarazione di qualcuno di Fli, contrarie al Lodo Alfano o al legittimo impedimento, perche’ noi siamo convintissimi del fatto che occorre risolvere una questione: quella del diritto che Berlusconi ha di governare senza che ci sia l’interferenza o il tentativo da parte di segmenti iper-politicizzati di metterlo fuori gioco. Ma bisogna rovesciare l’approccio alla questione, bisogna finirla di affidare a quel simpatico ‘Dottor Stranamore’ che e’ l’onorevole Ghedini il compito di trovare una soluzione con il risultato che la soluzione non si trova mai il problema finisce per incancrenirsi ancor piu’ . E’ un passaggio dell’intervento del presidente della Camera, Gianfranco Fini, dal palco di Mirabello. “Non ci vogliono leggi ad personam, ma leggi che tutelano il capo del governo, non la cancellazione dei processi, ma la loro sospensione”, ha aggiunto Fini.

“Legge elettorale, vergognose le liste prendere o lasciare”
“Gli italiani hanno diritto di scegliere chi li rappresenta”.”La sovranita’ popolare – dice Fini sottolineando che la sua proposta sara’ considerata alla stregua di un ‘capo di imputazione’ contro di lui – significa che le elettrici e gli elettori devono avere il diritto di scegliere i propri parlamentari, perche’ e’ vergognoso che ci sia una lista prendere o lasciare”. “E faccio mea culpa – aggiunge – perche’ ho contribuito anch’io” ad approvarla.

Quale Paese resta tanto senza ministro dello sviluppo?
“Ma vi pare possibile che nonostante il ‘ghe pensi mi’ si debba attendere ancora di conoscere il nome del ministro dello Sviluppo economico? Ma in quale altro Paese” avverrebbe una cosa del genere? E’ un ministero importante “non uno strapuntino”.

Facciamo un quoziente familiare, pure con l’opposizione
“La proposta che noi facciamo, la fanno anche altri, aprirebbe in Parlamento un grande dibattito: la proposta che noi facciamo e’ quella di “intervenire sul cosiddetto quoziente familiare”. E’ un passaggio dell’intervento di Gianfranco Fini dal palco di Mirabello, in cui il leader di Fli ha aggiunto: “Parliamo di tutto cio’ anche con l’opposizione”. “Se nell’ambito di cinque punti si deve ridurre carico fiscale, la proposta che noi facciamo e’: interveniamo sul quoziente familiare per far si’ che chi ha figli, anziani e disabili a carico abbia un peso fiscale minore”, puntualizza Fini.

            


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