“Sono molto dispiaciuto che una mia espressione di gergo romanesco abbia causato un grave fraintendimento sulle mie valutazioni delle tragiche circostanze della morte del dottor Ambrosoli”. Lo dice in una nota il senatore a vita, Giulio Andreotti, dopo le polemiche su una sua frase riferita all’ex liquidatore del Banco Ambrosiano e aggiunge: “Intendevo fare riferimento ai gravi rischi ai quali il dottor Ambrosoli si era consapevolmente esposto con il difficile incarico assunto”.
Andreotti: “Ambrosoli? Se l’andava cercando”
Ambrosoli? “Non voglio sostituirmi alla polizia o ai giudici, certo è una persona che in termini romaneschi se l’andava cercando”. Quella di Giulio Andreotti è una delle voci raccolte nella puntata che andrà in onda questa sera de “La Storia Siamo Noi” (Rai2, ore 23,50) che racconta la figura di Giorgio Ambrosoli. Corrado Stajano ne scrive oggi sul Corriere della Sera: “Andreotti, allora presidente del Consiglio, ne parla sereno, e pensare che doveva averne multiformi saperi” e ancora sui rapporti fra Andreotti e Sindona: “Anche oggi non smentisce la sua empatia per il bancarottiere definito in passato ‘il salvatore della lira’”.
L’avvocato milanese Giorgio Ambrosoli fu il liquidatore della Banca Privata Finanziaria di Michele Sindona, che morirà avvelenato in carcere a Voghera nel 1986. Ambrosoli pagherà con la vita, ucciso per strada nel 1979, un impegno che in una lettera alla moglie descrisse così: “Pagherò a molto caro prezzo l’incarico: lo sapevo prima di accettarlo e quindi non mi lamento affatto perché per me è stata un’occasione unica di far qualcosa per il Paese”. Ad uccidere Ambrosoli fu William Joseph Aricò, un sicario americano. Per l’omicidio dell’avvocato furono condannati all’ergastolo Michele Sindona e Roberto Venetucci.
L’articolo sul Corriere della Sera di Corrado Stajano, autore nel 1991 di “Un Eroe Borghese” che racconta la vicenda di Ambrosoli, inizia così “Giorgio Ambrosoli non è stato dimenticato. Trentun anni dopo il suo assassinio nel centro di Milano, vicino alla basilica di San Vittore, le ragioni della memoria di quel che accadde —un uomo che si fa uccidere nel nome dell’onestà— sono rimaste intatte”.
Le reazioni
“Quella di Andreotti è una frase che si commenta da sola”. A dirlo è il figlio di Giorgio Ambrosoli, Umberto. Nel 2009 Umberto ha anche pubblicato un libro sul padre “Qualunque cosa succeda. Storia di un uomo libero”(Sironi Editore).
Ambrosoli ha continuato “Andreotti è perfettamente coerente con la propria storia, con il processo di Palermo, con il processo per l’omicidio di mio padre. Ciascuno, con questa frase, potrà arricchire il proprio giudizio su quella storia, su quegli anni e sui suoi protagonisti”. E ha concluso così: “Ciascuno potrà arricchire il proprio giudizio su questa storia. Per il resto è superflua qualsiasi altra considerazione”.
In un post su Facebook Walter Veltroni ha scritto: “Per chi volesse partecipare della nostalgia per i ‘bei tempi’ della prima Repubblica segnalo la incredibile dichiarazione di Andreotti secondo il quale Ambrosoli, ucciso da un killer su mandato di Sindona ‘se l’è cercata’”. La conclusione dell’ex-segretario del Pd è stata “Se non si ha voglia di futuro il passato ritorna”.
Rainews24
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