Processo breve- Il Cavaliere nasconde il randello e tende la mano, intanto mette in atto il piano B

Il Cavaliere, alla sua maniera, nasconde il randello e tende la mano. Fidando nei soliti chiacchieroni (gli basta dire una cosa tra quattro mura perché subito si venga a sapere), fa balenare a Fini una sorta di tregua.

Se nel discorso di domenica a Mirabello il presidente della Camera dovesse mantenersi nell’alveo della normale dialettica, a costo di deludere le aspettative dei più insofferenti tra i suoi, in quel caso Berlusconi sarebbe pronto a riavvolgere il brutto film di questi mesi. Azzerando uno per uno gli editti contro i finiani, primo fra tutti il deferimento di Bocchino, Briguglio e Granata davanti ai probiviri Pdl (la riunione del tribunale interno sarebbe prevista per il 17 settembre).

C’è di più. Il presidente del Consiglio risulta stia spendendosi in queste ore, dopo aver sostenuto il contrario ancora due sere fa, per ottenere un «cessate il fuoco» dai media che più si sono scatenati nei confronti di Fini. Comprese, ovviamente, le artiglierie di famiglia. Con chi Berlusconi abbia preso contatto, non è dato sapere. Pare però che qualcosa abbia ottenuto. Al punto da attendersi, già nelle prossime ore, qualche gesto pubblico e formale da parte dei giornali amici. Franco Frattini, reduce da due giorni vissuti intensamente col premier e il colonnello Gheddafi, non conferma la svolta «pacifista». Si limita a sussurrare, sibillino: «Stiamo cercando di togliere pretesti a tutti». A uno in particolare, cioè a Fini.

Oltretutto queste campagne, dal punto di vista berlusconiano, hanno già centrato lo scopo. Mancano sondaggi precisi. Ma alle antenne del Cavaliere risulta un buon impatto della campagna acquisti rossonera, e un disastroso crollo nella popolarità del rivale determinato dallo «scandalo Montecarlo». Ciò (sostengono dalle sue parti) lo placa rispetto ai giorni scorsi, e lo rende relativamente tranquillo pure nel caso che Fini voglia dar vita a un partito. La nuova creatura politica «faticherebbe a superare l’asticella del 4 per cento», alzano le spalle a Palazzo Grazioli, dove Berlusconi s’è chiuso per ore e ore con il suo avvocato (Ghedini) e col ministro Guardasigilli (Alfano). Non servono voli di fantasia per intuire l’oggetto del colloquio: le vicende giudiziarie del premier, e le scappatoie giuridiche da trasformare in legge.

Lo «scudo» preferito rimane il cosiddetto processo breve, con la sua norma transitoria che cancella i processi del Cavaliere. Ma dal giro finiano la risposta rimane, quella legge così non passa. I «berluscones» dunque stanno cercando di sfoltire qualcosa per rendere il rospo meno indigesto, quantomeno a Napolitano: restringendo il campo, limitando i reati «abbreviabili», applicando i benefici soltanto agli incensurati… Ancora non basta, però. Né guadagna terreno l’altro negoziato sotterraneo, che punta a modificare i termini della prescrizione. Della Vedova, molto vicino al presidente della Camera, conferma l’impasse: «Siamo ancora alla ricerca della soluzione migliore».

Chiaramente è un «do ut des» da entrambe le parti. Silvio prova a smorzare i toni con Gianfranco nella speranza di esserne ricambiato. Di qui la sordina agli attacchi, e i radar puntati sulle mosse di Bocchino. La cui visita alle procure più esposte viene vissuta dal premier come un chiaro tentativo di sabotaggio del negoziato sulla giustizia: la prova, secondo lui, che una parte dei «ribelli» gioca la carta della rottura. E cerca di «obbligare» Fini a pronunciare domenica un discorso che sia all’altezza delle grandi attese suscitate.

La Stampa

            


Tags:  , , , , ,

Gexplorer Notizie - Lascia un commento (0)

Commenti chiusi.


Politica: Di Pietro: referendum, raggiungere il quorum

Roma 'Aggiungo il mio sforzo ...

Politica: De Magistris: presto al lavoro sui rifiuti

Napoli Al lavoro sui rifiuti ...
Carlo Nordio

Carlo Nordio candidato al ministero della Giustizia

Le dimissioni di Angelino Alfano da ministro ...

Weboy