Darren Aronofsky ci rifà: e dopo “The Wrestler”, Leone d’oro al Festival di Venezia nel 2008 rimette in campo con “The Black Swan” la competizione dei corpi, ma questa volta nel campo del balletto classico.
Protagonista una stakanovista Natalie Portman nel ruolo di Nina, ballerina newyorkese, che attraverso una lunga strada di autodistruzione, scoperta di pulsioni lesbiche, erotismo e gestione di un difficile rapporto con la madre, arriva a una sorta di drammatica liberazione.
Il film d’apertura di questa 67/a edizione dela Mostra di Venezia è una sorta di thriller psicologico con derive horror che però stamani al Lido, alla prima proiezione stampa, non ha troppo convinto ed è stato accolto da qualche applauso e alcuni fischi.
Durissime le critiche di Carla Fracci intervistata dal Corriere della Sera:
Film assurdo, che rende un pessimo servizio al mondo del balletto; si è un po’ calcato la mano, in realtà non si arriva a tanto. Non è un mondo così aggressivo, così come non lo è il ruolo della protagonista, che gioca tra il personaggio cigno nero e cigno bianco attraverso delle nuances. Non mi sarei mai aspettata di assistere ad uno spettacolo del genere, per fortuna c’era la musica che ho amato molto: è quella che ispira ogni danzatrice.
La Stampa
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