Oggi Sallusti ricorda coram populo che alla fin fine anche Silvio è indagato, e quindi il presidente della Camera sta chiedendo di lasciare anche al premier (in realtà non è così). E Feltri se la prende anche con Grillo per i rimborsi elettorali
E’ proprio vero che in politica bisogna dare l’esempio. E Alessandro Sallusti, stamattina, sul Giornale, fa notare che le parole del presidente della Camera Gianfranco Fini contro Denis Verdini e Nicola Cosentino – “via dagli incarichi nel partito gli indagati” – sono quantomeno misinterpretabili. Se i due coordinatori, nazionale e regionale, del Popolo delle Libertà devono andarsene, allora deve farlo anche Silvio Berlusconi. Che risulta anche lui indagato, anzi: plurindagato in più procedimenti e finora è stato salvato solo da leggi e leggine partorite in tutta fretta dal Senato e dalla Camera presieduta proprio da Fini.
SOSTIENE SALLUSTI – Fini, fa sapere Sallusti, vuole consegnare il PdL nelle mani del partito dei giudici, come Di Pietro le cui proposte sono simili a quelle del presidente della Camera. E si dimentica di Italo Bocchino, anche lui inquisito ai bei tempi senza che nessuno gli chiedesse di lasciare gli incarichi di partito; così come dimentica che Fabio Granata e i suoi, in Sicilia, hanno trattato con un “associato alla mafia” come Raffaele Lombardo. “Insomma, se tutte le persone chiamate in causa dalla magistratura dovessero lasciare la politica, Fini rimarrebbe più solo di com’è ora”, conclude Sallusti. E forse non si rende nemmeno conto dell’assoluta autoironia contenuta nelle sue parole. Anche se in realtà Fini può benissimo sostenere di non aver chiesto le dimissioni di Berlusconi, in primo luogo perché dal contesto era chiaro che il presidente della Camera si riferiva al partito (di quello stava parlando), e in secondo luogo perché, nonostante sia espressamente vietato nel nostro sistema elettorale, il voto per “Berlusconi presidente” sulla scheda elettorale delle elezioni politiche fa pensare a un’investitura diretta a guidare il governo data dal “popolo” a Silvio. Un po’ tirata per i capelli, certo, ma in caso di domanda imbarazzante la risposta di Fini potrebbe essere questa.
I GRILLINI E IL FINANZIAMENTO ELETTORALE – Già che c’è, il giornale di Feltri se la prende anche con il finanziamento elettorale e i rimborsi che il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo avrebbe chiesto in Emilia Romagna. Il condizionale è d’obbligo, visto che la notizia, già riportata qualche giorno fa dal Giorno-Carlino-Nazione, era stata smentita dai responsabili, i quali avevano fatto sapere di non avere in realtà chiesto i 193mila euro che gli spettavano come rimborso, ma di averli rimessi a disposizione dell’Erario.
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